…o forse è meglio di no?
17 febbraio 2026
L’elogio della follia
Durante la faestum stultorum, già in epoca medioevale valeva ogni scherzo: che fosse per strada o persino in Chiesa, si poteva assistere ad una follia collettiva temporanea. Purché transitoria, la pazzia carnevalesca è una messa in scena socioterapeutica della trasgressione e ci trasporta, tra creatività, divertimento e ribellione, in un particolare stato di saggezza popolare.
Nascondersi per ritrovarsi
Jung, il padre della psicologia analitica, chiamava il lato “Ombra” quella parte di noi che celiamo in profondità, perché socialmente inammissibile o troppo dolorosa da portare in superficie.
Una maschera può aiutarci a portare fuori ciò che normalmente terremmo nascosto. Per citare la psicoanalisi, è un modo di aggirare la censura del Super-Io.
Il principe e il povero
Secondo Bachtin, noto letterato russo del Novecento, il “carnevalesco” è uno spazio mentale e sociale in cui si dissolve qualunque gerarchia: diventiamo infatti dei supereroi, dei re, dei medici, ma anche dei villain, dei fantasmi o degli animali. La parte migliore? In quel momento di follia collettiva, siamo tutti sullo stesso livello.
Svelare l’ombra
Per concludere, il Carnevale ci ricorda che indossare una maschera non è solo un gioco di finzione, ma in quale modo un atto di coraggio: concedendo spazio alla nostra Ombra, permettiamo al Sé di integrarsi e ritrovarsi. In questo equilibrio tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo, la maschera smette di essere un limite e diventa il ponte per avvicinarci alla nostra verità più profonda. Integrare queste polarità permette alla psiche di rinnovarsi, trasformando il travestimento in uno strumento di consapevolezza di sé.
La salute psicologica risiede nella plasticità, ovvero nella flessibilità dell’indossare un maschera senza dimenticare che essa è solo un’interfaccia funzionale. Se il confine tra il Sé e l’immagine pubblica svanisce, la vita diventa una recita vuota; integrare l’Ombra significa invece riconoscere che siamo molto più della “parte” che interpretiamo, permettendo alla nostra totalità di fluire oltre le aspettative esterne.
Dott.ssa Chiara Bracconi
Bibliografia
Bachtin, M. (1979). L’opera di Rabelais e la cultura popolare: Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale (P. P. Ponzio, Trad.). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1965).
Brunelli, P. P. (2019, 5 marzo). Carnevale e Psicologia: un libro sul senso psicologico e mitico. Jung Italia. https://jungitalia.it/2019/03/05/carnevale-e-psicologia-un-libro-sul-senso-psicologico-e-mitico/
Jung, C. G. (1980). Gli archetipi e l’inconscio collettivo (R. Bernhard & A. Vitolo, Trad.). Bollati Boringhieri. (Opera originale pubblicata nel 1934-1954)
Magliozzi, M. (n.d.). Psicologia del Carnevale: Perché ci mascheriamo? Marco Magliozzi – Psicologo Bari. https://www.marcomagliozzi.it/psicologia-carnevale-psicologo-bari/
Ordine degli Psicologi della Lombardia. (n.d.). Carnevale: Ebook (N. 16.16). https://www.opl.it/public/files/2247-Carnevale–eboook-16.16.pdf